IL SETTIMO CONTINENTE
E' noto anche col nome di Great Pacific Garbage
Patch, si trova nell'Oceano Pacifico ed e' la piu' grande discarica
di spazzatura del mondo: si tratta di un vero e proprio disastro
ecologico scoperto per caso nella primavera del 1997 dall'oceanografico
americano Charles Moore.
A bordo del suo catamarano per le ricerche scientifiche "Arguita",
Moore si trovava tra Giappone e Hawai quando decise di seguire
una rotta non battuta dalle normali navigazioni, a causa di strane
correnti marine.
Ed e' cosi' che si imbatte' nella North Pacific Subtropical Gyre,
una corrente oceanica a spirale che preleva rifiuti e rottami
dalle coste e dai fondali e li accumula in mezzo al mare, in
vere e proprie isole di spazzatura.
Il fenomeno e' naturale, i rifiuti sono roba nostra!
La misura totale della Pacific Garbage non e' ancora nota: si
parla di 700mila/15 milioni di kmq, con una profondita' di 30
metri. La sua dimensione si stima sia tra lo 0,41% e l'8,1% dell'intero
Oceano Pacifico, con oltre 3,5 milioni di tonnellate di detriti
(100 milioni di tonnellate secondo quanto riporta La Stampa).
La Pacific Garbage, formatasi tra gli anni cinquanta e gli anni
ottanta, e' costituita per l'80% da plastica che si e' fotodegradata
negli anni, spaccandosi in miliardi e miliardi di piccoli pezzi,
fino a raggiungere le dimensioni dei polimeri che la compongono.
Difficili da raccogliere, questi "pezzettini di inquinamento"
sono entrati nella catena alimentare dei pesci e dei molluschi,
tanto che in alcuni campioni di acqua marina prelevati nel 2001
la quantita' di plastica superava di sei volte quella dello zooplancton
(la vita animale dominante dell'area).
Spiega Marcus Eriksen, dell'Algalita Marine Research Foundation:
"L'idea primaria che la gente si era fatta consisteva in
una specie di isola di plastica su cui si poteva perfino camminare.
Non e' esattamente cosi'. E' quasi come una zuppa di plastica.
Probabilmente si tratta di un area grande quasi due volte gli
Stati Uniti continentali".
In tutti questi anni i governi dei Paesi coinvolti dal fenomeno
non hanno mosso un dito, soprattutto perche' pare che la bonifica
della zona sia proibitiva da tutti i punti di vista, primo quello
economico, come tentare di setacciare l'intero deserto del Sahara.
Solo associazioni ed enti privati si sono interessati al problema
e sono migliaia le tonnellate di rifiuti fino ad ora raccolte
(con speciali setacci o reti).
I primi di agosto un gruppo di 30 biologi marini dell'universita'
di San Diego e' partito dalla California per valutare l'impatto
ambientale della discarica marina sulla flora e sulla fauna della
zona e studiare possibili opere di bonifica.
Cliccando QUI si possono vedere alcuni video, sono
tutti in inglese ma le immagini parlano una lingua comune.
PS: Se, come noi, vi state chiedendo quali diavolo
siano gli altri 6 continenti, vi invitiamo a leggere la definizione
di "continente" riportata da wikipedia. Se si prende
per buona una siddivisione in 6 continenti, le terre emerse risultano
cosi' divise: Africa, Americhe, Antartide, Asia, Europa, Oceania.
(fonte: Jacopo Fo)
SANA 2009
Dal 10/9/09 al 13/9/09
Luogo: Bologna
Salone Internazionale del Naturale
Macro Edizioni a SANA
Padiglione 22
Area Alimentazione
Il Gruppo Editoriale Macro sarà al SANA
di Bologna con le più importanti novità editoriali,
l'incontro con esperti del settore e uno spazio-giochi per bambini
che potranno sbizzarrirsi con le sorprese di MacroJunior.
Dall'10 al 13 settembre il nostro gruppo editoriale
sarà presente a SANA, da vent'anni vetrina privilegiata
per chi come noi opera con passione e competenza nel mondo del
naturale.
Allestiremo 64 metri quadri dedicati al benessere
e alla conoscenza: dalle ultime novità editoriali ai nostri
classici, dalla ricca offerta di DVD alle nostre riviste, lo
stand ospiterà il meglio della produzione Macro. Con qualcosa
in più, ovvero uno spazio interamente dedicato a momenti
di approfondimento, giochi per bambini e incontri con autori.
In un ambiente informale, i nostri relatori incontreranno il
pubblico della fiera per rispondere alle domande, condividere
le proprie conoscenze e offrire consigli e suggerimenti per vivere
meglio.
E per i bambini, via libera alla fantasia con i
divertenti mandala da colorare in un ambiente creato apposta
per loro.
Il CALENDARIO dettagliato degli Appuntamenti sarà
disponibile a breve.
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Maggiori info:
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ITALIANI? IN AUTO SONO INDISCIPLINATI
Molti guidano in modo pericoloso
Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori e
maleducati: sempre pronti a suonare il clacson se non fai una
partenza da Formula1, piede fisso sull'acceleratore, fanno lo
zig zag tra le auto, sorpassano a destra e si lasciano andare
facilmente a insulti e imprecazioni. Questa l'immagine degli
automobilisti italiani che emerge da un'indagine commissionata
all'istituto di ricerca Nextplora e resi noti dal Centro Studi
e Documentazione Direct Line, importante compagnia di assicurazioni
auto attiva nel nostro Paese.
Secondo i risultati emersi dalla ricerca, il 65%
degli automobilisti italiani parcheggia la sua auto in doppia
fila quando deve fare una commissione veloce. In particolare,
il 47% dichiara di parcheggiare la propria auto in doppia fila
ma di assicurarsi che non blocchi o renda complicato il passaggio
di altre auto, il 12% sostiene di lasciare il proprio mezzo in
doppia fila in una posizione in cui sia possibile tenerla sotto
occhio per essere pronti a spostarla in caso in cui sia da ostacolo
ad altre auto, infine il 3% ammette di fermarsi dove capita ma
di inserire le quattro frecce oppure di lasciare un biglietto
con le indicazioni su dove trovarlo nel caso in cui le auto bloccate
abbiano bisogno di uscire. Qualora invece si fosse perso molto
tempo nella ricerca di un agognato parcheggio, il 7% degli intervistati
ha ammesso senza remore di averlo spesso rubato ad un altro automobilista
già in attesa di sostare il proprio mezzo.
Inoltre quando sono in coda al semaforo in attesa
che scatti il verde, il 27% degli automobilisti italiani suona
il clacson quando le auto che lo precedono nella coda esitano
a muoversi. In autostrada, le cose non cambiano: in fase di sorpasso
il 63% degli automobilisti italiani dichiara di utilizzare gli
abbaglianti per sollecitare l'auto che li precede a spostarsi
e un contenuto ma pericoloso 4% ammette di incalzare l'auto che
lo precede avvicinandosi sempre di più e non rispettando
quindi la distanza di sicurezza.
Automobilisti indisciplinati e maleducati dunque,
ma quando si trovano di fronte ad un altro automobilista che
gli taglia la strada o che effettua un sorpasso azzardato come
reagiscono gli italiani? Il 27% si innervosisce, ma cerca di
controllare la propria arrabbiatura, il 20% suona il clacson
oppure usa gli abbaglianti per esprimere il proprio dissenso
mentre il 13% si lascia andare a insulti e imprecazioni.
"Una guida responsabile, basata non solo sulla
conoscenza delle regole del codice della strada ma anche sul
rispetto di alcune norme comportamentali basilari, porta ad una
riduzione dei rischi su strada - commenta Barbara Panzeri, direttore
marketing Direct Line -. Sono tante infatti le occasioni in cui
la scarsa educazione e la mancanza di buon senso possono ridurre
il livello di sicurezza sulle strade".
LAVORI VERDI CONTRO LA CRISI
Si punta su energie rinnovabili
Lo Stimulus Package, che il presidente Obama è
appena riuscito a far approvare da Congresso e Senato americani
per rilanciare l'economia dallo stato di profonda crisi in cui
si trova, ha tra le sue varie componenti anche un capitolo importante
per i cosidetti green job, i lavori verdi. Con questo termine
vengono indicati tutti quei posti di lavoro generati soprattutto
nei settori dell'energia, dei trasporti e dell'edilizia, per
diminuire la emissione dei gas serra (CO2 in primis), causa del
riscaldamento globale per consenso quasi unanime del mondo scientifico.
Alla sola voce "Energia , Efficienza, Energie
rinnovabili" sono destinati 18,5 miliardi di dollari . Nella
lista dettagliata delle destinazioni compare in modo esplicito
anche la voce R&S per accelerare lo sviluppo tecnologico
non solo delle fonti di energie rinnovabili, ma anche delle batterie
avanzate per autotrazione elettrica per circa 2 miliardi di dollari.
Il segnale a Detroit (GM, Ford , Chrisler) è molto chiaro.
Oltre ai 18,5 miliardi per Energia, Efficienza
e Rinnovabili ne vengono stanziati 2.5 per lo sviluppo della
carbon sequestration dal carbone (le tecnologie che separano
dai fumi della combustione del carbone la CO2 e la confinano
in vari modi) e lo sviluppo delle reti elettriche verso configurazioni
che le rendano in grado di ricevere e ridistribuire nel modo
più efficiente l'energia prodotta in modo diffuso da tutte
le piccole unità produttive di energia elettrica che,
nei programmi di Obama, dovrebbero moltiplicarsi nei prossimi
anni.
Questi temi, anche se nel complesso dei quasi 800
milardi di dollari dell'intero piano non sono la parte più
rilevante, sono stati oggetto (assieme ai grandi investimenti
previsti a favore della modernizzazione del sistema delle scuole)
di dure critiche da parte della minoranza repubblicana di Congresso
e Senato. L'obiezione era che non avrebbero fornito tutto l'aiuto
necessario alle famiglie per superare le difficoltà immediate
create dalla crisi.
È diventato allora importante spiegare che,
invece, il contributo alla crescita di posti di lavoro, come
lavori verdi, sarebbe stato immediatamente percepibile. A sostegno
di questa tesi è arrivato l'aiuto da uno stato molto importante,
la California, anche se oggi è governata da un repubblicano,
Schwarzenegger. Infatti, secondo il California Green Innovation
Index del 2009, nello stato i green jobs sono cresciuti negli
anni recenti molto più dei lavori non verdi.
Dal 2005 al 2007, il numero di green jobs è
cresciuto del 10 per cento, 105.000 posti di lavoro. Nello suo
complesso, invece, su un totale di forza lavoro di 18 milioni
la disoccupazione ha raggiunto punte record del 9 per cento.
Un numero sorprendente di lavori verdi, oltre il 20 per cento,
sono stati creati nel settore manifatturiero, suddivisi tra nuovi
materiali (28 per cento), trasporti (23 per cento), qualità
dell'aria e dell'ambiente(22 per cento), edilizia "verde"
(20 per cento).
Collaborative Economics, la società di Mountain
View alla quale era stato commissionato il rapporto, definisce
il suo conteggio dei lavori verdi come l'analisi più profonda
e dettagliata mai fatta in materia di nuovi posti di lavoro.
Dough Henton, chairman di Collaborative Economics, dice che,
per esempio, il settore dell'energia solare è spesso visto
solo come ricerca scientifica e installazione, senza tener conto
in modo corretto dell'intera catena del valore a esso collegata
che invece dà un contributo rilevante alla creazione di
posti di lavoro.
Molte delle risorse destinate a questi settori
sono state sempre offerte dal venture capital che oggi la grande
crisi ha messo molto in difficoltà tanto che il futuro
è molto incerto. Ma quando si guarda all'investimento
in clean tech (energia pulita) nel 2008, oltre 3,3 miliardi di
dollari, e al numero di brevetti rilasciati nel solare, nell'eolico
e nelle batterie elettriche, si capisce molto bene il grande
potenziale di crescita comunque presente. D'altra parte, analizzando
l'andamento del prodotto interno lordo pro capite e quello delle
emissioni pro capite, si vede che la riduzione delle seconde
non ha nessun effetto negativo sul primo.
Oggi la California pensa di essere l'esempio al
quale il presidente Obama sta ispirandosi per usare efficienza
energetica e fonti energetiche rinnovabili come generatori di
nuovi posti di lavoro. Gli investimenti in innovazione in questo
settore in California lo scorso anno rappresentano il 57 per
cento del totale dell'investimento americano. Silicon Valley
da sola ha ricevuto 1,8 miliardi soprattutto per energia e trasporti.
Il sostegno da parte dei consumatori, oltre che
degli investitori, è evidente: i veicoli elettrici o ibridi
registrati in California sono più del 20 per cento di
quelli registrati complessivamente negli Stati Uniti. In California
la capacità produttiva di energia elettrica da fotovoltaico
è cresciuta del 70 per cento tra il 2006 e il 2008. Recenti
sondaggi riportati dall'Index indicano che il 75 per cento dei
californiani ritiene che sia possibile ridurre la emissione dei
gas serra e allo stesso tempo creare nuovi posti di lavoro e
fare ripartire l'economia.
Recentemente, tra i suoi primi atti di governo,
il presidente Obama ha approvato la richiesta del governatore
Schwarzenegger di autorizzare la California a imporre limiti
di emissione più stringenti di quelli indicati dal Clean
Air Act. Quattordici altri stati hanno già adottato gli
standard californiani e altri quattro stanno per farlo, portando
così agli stessi livelli circa la metà della popolazione
americana.
"Oggi finalmente la California ha un alleato
alla Casa Bianca. Le promesse fatte dal presidente Obama sono
state mantenute", ha detto il governatore in una recente
conferenza stampa. I nuovi obiettivi prevedono un calo delle
emissioni del 22 per cento entro il 2012 e del 30 per cento entro
il 2016.
Mary Nichols, che, come presidente del CARB (California
Air Resources Board), avrà il compito di applicare le
nuove norme, è convinta che i nuovi obiettivi siano realistici
anche se vi sono stati ritardi causati dal rifiuto della precedente
amministrazione. Lo studio sulla base del quale il CARB ha giustificato
la sua posizione sostiene che il piano proposto non solo ridurrà
le emissioni di gas serra, ma avrà un effetto positivo
anche sullo sviluppo economico. La Nichols è anche convinta
che i produttori di auto dovrebbero essere in grado di rispettare
i limiti di consumo di carburante previsti, basandosi sulle loro
stesse dichiarazioni alle audizioni al Congresso.
Dave McCurdy, amministratore delegato di Auto Alliance
11 (l'associazione degli undici produttori di auto presenti negli
Stati Uniti), ha dichiarato che i suoi associati erano tutti
pronti a collaborare con la nuova amministrazione per sviluppare
un approccio nazionale al problema dell'efficienza energetica.
In realtà il mondo dell'auto ha avuto su questo punto
reazioni contrastanti che riflettono la grande difficoltà
del momento.
Paul Taylor, chief economist della National Automobile
Dealers Association, (l'associazione dei concessionari auto),
citando la chiusura di 900 di loro nello scorso anno, sostiene
che molti altri dovranno chiudere se ci saranno 19 stati nei
quali sarà necessario vendere auto ad hoc. Queste posizioni
critiche trovano conferme anche nel mondo accademico dove si
sono elevate opinioni critiche nei confronti delle scelte promosse
dal CARB che ora sono diventate vincolanti.
Robert Stavins di Harvard sostiene che lo studio
sottostima sistematicamente i costi dell'operazione. Dello stesso
parere è anche Matthew E. Kahn (UCLA), che pure è
un sostenitore delle nuove norme nel loro complesso. Stephen
Moore, senior economics writer del "Wall Street Journal",
scrive in un recente editoriale: "I lavori verdi finiscono
presto per portare gli stati in rosso".
Schwarzenegger, tuttavia, come la maggioranza dei
californiani, è convinto che stiamo avvicinandoci a una
apocalisse ambientale e che le analisi di costo fatte in modo
tradizionale e di breve termine non tengono conto della gravità
del problema. "Io raccomando con forza di andare avanti",
ha detto pochi giorni fa, "ci sarà sempre qualcuno
che dice che vengono distrutti posti di lavoro".
Il punto di forza di questa "politica"
sono le grandi aspettative nei confronti dell' innovazione. Infatti,
se osserviamo l'andamento nel passato delle "ondate di innovazione"
e del loro contributo alla crescita, si nota che il settore dell'efficienza
energetica e quello delle energie rinnovabili sono ancora nella
fase iniziale e offrono quindi prospettive di grande miglioramento.
Come dice Susan Hocfield, presidente del MIT, in
un suo recentissimo articolo sul "Boston Globe", "Oltre
metà della crescita economica degli Stati Uniti negli
ultimi 50 anni è attribuibile a varie forme di innovazione
tecnologica spesso generate da programmi di ricerca di base finanziata
a livello federale. L'aspettativa per una crescita di produttività
di lungo termine, anche oggi, si basa soprattutto sulla creazione
di nuovi posti di lavoro da parte di nuove aziende che operano
alla frontiera dell'innovazione. Assieme alla convergenza tra
scienze della vita e ingegneria, saranno proprio le nuove tecnologie
dell'energia pulita e dell'efficienza nel suo utilizzo a offrire
le più grandi opportunità".
Lo Stimulus Package è, in questo senso,
solo un punto di partenza perché si propone di generare
"decine di migliaia di lavori verdi". Ma uno sforzo
intenso in ricerca e sviluppo che porti a nuovi "salti tecnologici"
e guardi lontano è in grado di generarne milioni. Il costo
dello Stimulus sta per generare il più grande deficit
federale dai tempi del primo dopoguerra. Ripagarlo nel futuro
sarà possibile solo se vi sarà un formidabile sviluppo
di "innovazione distruttiva rispetto alle attuali tecnologie"
in grandi settori quali energia, trasporti, salute. E i nuovi
posti di lavoro saranno quasi tutti "verdi".
(giornaletecnologico.it)
CRISI:
STIMOLO POSITIVO PER LE RINNOVABILI
In italia gli incentivi statali possono attrarre capitali. Intanto
cresce l'eco-energia nel mondo
Anche nel 2008, annus horribilis per l'economia
e la finanza mondiale, gli investimenti in energia alternativa
di Cina, India, Europa e USA sono aumentati del 38% arrivando
a 8,4 miliardi di dollari. Rimangono forti, dunque le tecnologie
pulite per il settimo anno consecutivo. Gli investimenti riguardano
soprattutto la ricerca intorno ai sottilissimi film di materiali
capaci di catturare energia dalla stella solare. Se la cavano
bene anche energia eolica, biofuels ed eco-energie per i trasporti.
"Gli investitori racconta Nicholas Parker capo della
Cleantech Group, azienda americana impegnata nell'innovazione
energetica stanno passando sempre più dalla vecchia
generazione di tecnologie relative all'etanolo e ai bio-carburanti
ad una seconda era guidata dall'impiego di alghe e tecnologie
nuovissime per ottenere energia. I "colossi" che capeggiano
la riscossa della ricerca energetica ecologica sono americani,
come NanoSolar, Solyndra, oppure Finlandesi come WinWind Oy.
In Italia, nel solo 2008 le installazioni di eolico sono cresciute
del 35% con oltre 1.000 MegaWatt in più rispetto al 2007.
L'elettricità prodotta è schizzata a oltre 6 TWh
(oltre 6 miliardi di chilowattora), ovvero il 2% del consumo
dello Stivale. Soddisfatte le associazioni votate ad Eolo come
ANEV (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili),
APER (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili) e
anche ENEA. Ma la produzione tricolore non è ancora in
linea con quella europea. Certo sarà difficile in poco
tempo arrivare ai risultati raggiunti dalla Germania che guida
l'Europa con investimenti aumentati del 217% in un solo anno.
In Italia il problema è anche il rilascio delle concessioni,
regolato dal Decreto legislativo 387 del 2003: la procedura di
concessione dovrebbe durare al massimo 6 mesi grazie ad una istanza
unica. Ma molte Regioni non sono ancora pronte: in Campania sono
necessari sedici mesi, in Sicilia addirittura venticinque! Ma
Gianni Silvestrini di Kyoto Club, non è affatto pessimista:
"Per il nostro Paese la crisi finanziaria può diventare
un motivo di stimolo positivo, considerando i ricchi incentivi
a disposizione." Per le banche, infatti il finanziamento
di eco-impianti è un affare sicuro grazie agli incentivi
offerti dallo Stato. Il ritorno sarebbe garantito in sei o sette
anni, senza considerare neppure i progressi tecnologici che farebbero
diminuire i costi di produzione.
FORTE AUMENTO DELL'OCCUPAZIONE NEL NO-PROFIT
Secondo l'ultimo rapporto sull'Economia sociale nella UE sono
circa 20 milioni gli occupati
In controtendenza con molti altri dati, in ambito
economia e lavoro, in Europa è possibile parlare di crescita
in alcune regioni e nazioni addirittura vertiginosa
dell'occupazione nel no-profit. Si registra infatti un aumento
nel numero degli occupati, passando dagli oltre 11 milioni del
2003 ai circa 20 milioni del 2008 (gli italiani sono più
di 1.300.000) e incidendo per il 6% sull'occupazione totale.
Le imprese sono circa 6 milioni e il loro contributo all'economia
mondiale è di 302 miliardi di euro.
Interessante è notare che per ogni organizzazione che
chiude l'attività, anche qui in nettissima controtendenza,
dieci nuove imprese del cosiddetto terzo settore (no-profit)
aprono i battenti.
Se dal lavoro nell'economia sociale passiamo ad esaminare i dati
relativi al volontariato "puro" scopriamo, scorrendo
i dati Istat relativi agli anni dal 1995 al 2003, che nel nostro
Paese c'è stata una crescita del 152% con Sicilia e Molise
in testa con performance straordinarie, rispettivamente del 1067%
e del 591%.
Venendo al mondo della cooperazione, che rappresenta attraverso
le cooperative sociali un'importante fetta dell'occupazione rileviamo,
da statistiche elaborate dalla Confcooperative, che negli ultimi
dieci anni, queste hanno raddoppiato sia gli addetti che il fatturato.
Non è un caso che l'occupazione, in tali settori, registri
aumenti considerevoli proprio nei periodi di crisi, rappresentando
una risposta solidale in momenti di forte sofferenza sociale.
Intervenendo in misura significativa in settori quali l'assistenza
alle persone fragili, l'integrazione e il disagio, il no-profit
continua ad esercitare quel ruolo di supporto sociale completando,
se non addirittura sostituendolo, in taluni casi, l'intervento
dell'amministrazione statale.
MAPPE VERDI PER CERCARE LE DESTINAZIONI PIÙ
SOSTENIBILI
Un valido strumento per pianificare vacanze veramente intelligenti
31 luglio 2008. Turismo sostenibile e tecnologia ambientale.
E' nata Open Green Map, la mappa interattiva che vi aiuta a trovare
le mete più green del pianeta. La mappa è in stile
Google Maps e offre moltissimi elementi interattivi che permettono
agli utenti di individuare aree verdi, risorse, business sostenibili
e di scrivere feedback e informazioni a proposito.
Una serie di icone ben identificabili caratterizzano i vari tipi
di elementi, in modo tale da aiutare l'individuazione di locali
e persone che supportano modi di vivere sostenibili. Dando un'occhiata
alla mappa, gli utenti possono esattamente idenficare ristoranti
green, punti di riciclo, parchi con attività sostenibili,
mobilità sostenibile con mezzi di trasporto ecologici...
uno strumento perfetto per viaggiatori sostenibili, e per chi
vuole
mantenere il proprio stile di vita green anche durante le vacanze.
La Green Map è nata nel 1995, e ha creato
oltre 350 mappe per più di 50 nazioni che promuovono uno
sviluppo sostenibile, risparmio ed efficienza energetica. Solo
in questi ultimi mesi il progetto è andato online. Purtroppo
in Italia non è ancora presente alcun progetto... rimbocchiamoci
le mani e diamo un aiuto concreto ai turisti responsabili che
si dirigono nel nostro Bel Paese! Iniziate da qui: www.greenmap.org
LA DISTRUZIONE DELLE FORESTE COSTA PIÙ
DELLA CRISI ECONOMICA
Uno studio dell'Unione Europea punta il dito contro l'annientamento
dell'ecosistema planetario: ogni anno perdiamo tra i 2 e i 5
triliardi di dollari. Il crollo delle borse è costato
"solo" 1,5 triliardi.
Gli occhi di azionisti e investitori sono incollati
ai monitor delle borse. Oggi su, domani giù. La crisi
attanaglia la finanza mondiale. Nessuno però si preoccupa
di guardare quello che accade fuori dalle nostre finestre: un
cataclisma silenzioso di proporzioni ben maggiori. Ogni anno,
stima un rapporto dell' Unione Europea rtto da economisti della
Deutsche Bank, perdiamo fra i due e i cinque trigliardi di dollari
in capitale natura. Ovvero, il mondo dilapida ogni anno il 7%
del Prodotto interno lordo planetario nella distruzione del proprio
ecosistema. « E questo ammontare lo perdiamo ogni dodici
mesi oramai da diversi anni », ha detto l'autore dello
studio, Pavan Sukhdev alla Bbc. Per fare una proporzione,
il costo della crisi finanziaria attuale è di 1,5 triliardi
di dollari. Bazzeccole a confronto. Perchè alla distruzione
delle foreste si associa la mancata erogazione di ossigeno, la
pulizia delle acque e l'assorbimento dell'anidride carbonica.
Tutte cose che hanno un costo. E il pianeta, alla fine dei conti,
presenterà il suo conto salato.
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