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GREEN TOUCH: SVOLTA VERDE PER LE TLC

Alcatel si fa promotrice di un nuovo consorzio mondiale volto alla produzione di TLC eco-sostenibili: Green Touch.
Si chiama Green Touch la nuova realtà tecnico-industriale appena nata nel mondo delle Telecomunicazioni: un consorzio promosso da Alcatel-Lucent, che promette una svolta eco le TLC.

Anche le imprese di Telecomunicazioni, dunque, entrano a pieno titolo nella Green Economy, con obiettivi di riduzione dell'impatto ambientale, eco-sostenibilità ed efficienza energetica delle reti.

Il consorzio Green Touch accoglie operatori telefonici, produttori di chip e centri di ricerca: focus sullo sviluppo di nuove tecnologie - architetture, semiconduttori, cavi in fibra ottica, ecc. - in grado di abbattere consumi impatto ambientale delle Tlc.
Una nuova vision per una nuova industria delle Teleocomunicazioni, dunque, che ben riflette una strategia globale che vede ormai tutti i principali player dell'ICT focalizzati sulle tematiche green volte alla riduzione dell'impatto ambientale, ai fini del risparmio e dell'ottimizzazione dei consumi ma strizzando l'occhio agli altrettanto importanti obiettivi di reputation e SCR (Social Corporate Responsibility).

Tra i membri del Consorzio, che mettono in campo laboratori e tecnologie, troviamo: Alcatel, Samsung e Freescale; gli operatori China Mobile, Portugal Telecom, Swisscom e Telefonica e il prestigioso M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology).

La Green Touch Initiative è stata presentata ufficialmente ieri, preannunciando un ambizioso programma volto a creare reti ecosostenibili e moltiplicare per mille l'attuale gradi di efficienza energetica.

Il consorzio sarà dunque un modello per future analoghe iniziative, parimenti rivoluzionarie. Porte aperte a tutte le aziende che cogliano contribuire, dunque, con il fine di ultimo di distinguersi tanto per competitività quanto per rispetto dell'ambiente.



IL SETTIMO CONTINENTE

E' noto anche col nome di Great Pacific Garbage Patch, si trova nell'Oceano Pacifico ed e' la piu' grande discarica di spazzatura del mondo: si tratta di un vero e proprio disastro ecologico scoperto per caso nella primavera del 1997 dall'oceanografico americano Charles Moore.
A bordo del suo catamarano per le ricerche scientifiche "Arguita", Moore si trovava tra Giappone e Hawai quando decise di seguire una rotta non battuta dalle normali navigazioni, a causa di strane correnti marine.
Ed e' cosi' che si imbatte' nella North Pacific Subtropical Gyre, una corrente oceanica a spirale che preleva rifiuti e rottami dalle coste e dai fondali e li accumula in mezzo al mare, in vere e proprie isole di spazzatura.
Il fenomeno e' naturale, i rifiuti sono roba nostra!
La misura totale della Pacific Garbage non e' ancora nota: si parla di 700mila/15 milioni di kmq, con una profondita' di 30 metri. La sua dimensione si stima sia tra lo 0,41% e l'8,1% dell'intero Oceano Pacifico, con oltre 3,5 milioni di tonnellate di detriti (100 milioni di tonnellate secondo quanto riporta La Stampa).
La Pacific Garbage, formatasi tra gli anni cinquanta e gli anni ottanta, e' costituita per l'80% da plastica che si e' fotodegradata negli anni, spaccandosi in miliardi e miliardi di piccoli pezzi, fino a raggiungere le dimensioni dei polimeri che la compongono. Difficili da raccogliere, questi "pezzettini di inquinamento" sono entrati nella catena alimentare dei pesci e dei molluschi, tanto che in alcuni campioni di acqua marina prelevati nel 2001 la quantita' di plastica superava di sei volte quella dello zooplancton (la vita animale dominante dell'area).
Spiega Marcus Eriksen, dell'Algalita Marine Research Foundation: "L'idea primaria che la gente si era fatta consisteva in una specie di isola di plastica su cui si poteva perfino camminare. Non e' esattamente cosi'. E' quasi come una zuppa di plastica. Probabilmente si tratta di un area grande quasi due volte gli Stati Uniti continentali".
In tutti questi anni i governi dei Paesi coinvolti dal fenomeno non hanno mosso un dito, soprattutto perche' pare che la bonifica della zona sia proibitiva da tutti i punti di vista, primo quello economico, come tentare di setacciare l'intero deserto del Sahara.
Solo associazioni ed enti privati si sono interessati al problema e sono migliaia le tonnellate di rifiuti fino ad ora raccolte (con speciali setacci o reti).
I primi di agosto un gruppo di 30 biologi marini dell'universita' di San Diego e' partito dalla California per valutare l'impatto ambientale della discarica marina sulla flora e sulla fauna della zona e studiare possibili opere di bonifica.

Cliccando QUI si possono vedere alcuni video, sono tutti in inglese ma le immagini parlano una lingua comune.

PS: Se, come noi, vi state chiedendo quali diavolo siano gli altri 6 continenti, vi invitiamo a leggere la definizione di "continente" riportata da wikipedia. Se si prende per buona una siddivisione in 6 continenti, le terre emerse risultano cosi' divise: Africa, Americhe, Antartide, Asia, Europa, Oceania.

(fonte: Jacopo Fo)



GREEN MARKETING COME RISPOSTA ALLA CRISI ECONOMICA

Il futuro del marketing si intreccia alla cultura ecologista per creare un approccio alla comunicazione e alla pubblicità "sostenibile".

Il Green marketing è uno strumento di business per sensibilizzare i consumatori sui vantaggi dei prodotti e servizi offerti dalle aziende che rispettano standard di qualità e sostenibilità ambientale.

Una recente ricerca Eurisko , tra l'altro, dimostra la sensibilità degli Italiani per la causa ambientale, e la conseguente necessità di trovare nuove strade per farsi pubblicità.

La questione ambientale preoccupa gli Italiani allo stesso livello della disoccupazione (90%) per i mille intervistati tra i 18 e i 64 anni! Il 74% è convinto che l'Italia si trovi in ritardo sul tema dell'ambiente rispetto ad altri paesi. Per la quasi totalità, poi, il mondo dell'informazione deve contribuire ad un cambiamento di atteggiamento verso il tema ambientale.

Alla luce di questi dati, è chiaro che per il Marketing sia inevitabile seguire la strada della Green Economy, strumento a favore di imprese, consumatori e società nel suo complesso.

I marketing manager, dunque, possono seguire specifici programmi formativi sulla materia, o aggiornarsi individualmente (recentemente è stato tradotto il Green marketing manifesto) per applicare il Green Marketing nei propri mercati di riferimento.

Il Green Marketing, in ultima analisi, apre anche a nuove opportunità di lavoro in una situazione di crisi economica generale, in cui l'applicazione di innovative metodologie e tecniche di marketing potrà contribuire concretamente all'evoluzione del mercato della pubblicità tradizionale, aumentando al contempo l'occupazione.

(fonte: pmi.it)


ITALIANI? IN AUTO SONO INDISCIPLINATI
Molti guidano in modo pericoloso

Italiani, popolo di santi, poeti, navigatori e maleducati: sempre pronti a suonare il clacson se non fai una partenza da Formula1, piede fisso sull'acceleratore, fanno lo zig zag tra le auto, sorpassano a destra e si lasciano andare facilmente a insulti e imprecazioni. Questa l'immagine degli automobilisti italiani che emerge da un'indagine commissionata all'istituto di ricerca Nextplora e resi noti dal Centro Studi e Documentazione Direct Line, importante compagnia di assicurazioni auto attiva nel nostro Paese.

Secondo i risultati emersi dalla ricerca, il 65% degli automobilisti italiani parcheggia la sua auto in doppia fila quando deve fare una commissione veloce. In particolare, il 47% dichiara di parcheggiare la propria auto in doppia fila ma di assicurarsi che non blocchi o renda complicato il passaggio di altre auto, il 12% sostiene di lasciare il proprio mezzo in doppia fila in una posizione in cui sia possibile tenerla sotto occhio per essere pronti a spostarla in caso in cui sia da ostacolo ad altre auto, infine il 3% ammette di fermarsi dove capita ma di inserire le quattro frecce oppure di lasciare un biglietto con le indicazioni su dove trovarlo nel caso in cui le auto bloccate abbiano bisogno di uscire. Qualora invece si fosse perso molto tempo nella ricerca di un agognato parcheggio, il 7% degli intervistati ha ammesso senza remore di averlo spesso rubato ad un altro automobilista già in attesa di sostare il proprio mezzo.

Inoltre quando sono in coda al semaforo in attesa che scatti il verde, il 27% degli automobilisti italiani suona il clacson quando le auto che lo precedono nella coda esitano a muoversi. In autostrada, le cose non cambiano: in fase di sorpasso il 63% degli automobilisti italiani dichiara di utilizzare gli abbaglianti per sollecitare l'auto che li precede a spostarsi e un contenuto ma pericoloso 4% ammette di incalzare l'auto che lo precede avvicinandosi sempre di più e non rispettando quindi la distanza di sicurezza.

Automobilisti indisciplinati e maleducati dunque, ma quando si trovano di fronte ad un altro automobilista che gli taglia la strada o che effettua un sorpasso azzardato come reagiscono gli italiani? Il 27% si innervosisce, ma cerca di controllare la propria arrabbiatura, il 20% suona il clacson oppure usa gli abbaglianti per esprimere il proprio dissenso mentre il 13% si lascia andare a insulti e imprecazioni.

"Una guida responsabile, basata non solo sulla conoscenza delle regole del codice della strada ma anche sul rispetto di alcune norme comportamentali basilari, porta ad una riduzione dei rischi su strada - commenta Barbara Panzeri, direttore marketing Direct Line -. Sono tante infatti le occasioni in cui la scarsa educazione e la mancanza di buon senso possono ridurre il livello di sicurezza sulle strade".


LAVORI VERDI CONTRO LA CRISI
Si punta su energie rinnovabili

Lo Stimulus Package, che il presidente Obama è appena riuscito a far approvare da Congresso e Senato americani per rilanciare l'economia dallo stato di profonda crisi in cui si trova, ha tra le sue varie componenti anche un capitolo importante per i cosidetti green job, i lavori verdi. Con questo termine vengono indicati tutti quei posti di lavoro generati soprattutto nei settori dell'energia, dei trasporti e dell'edilizia, per diminuire la emissione dei gas serra (CO2 in primis), causa del riscaldamento globale per consenso quasi unanime del mondo scientifico.

Alla sola voce "Energia , Efficienza, Energie rinnovabili" sono destinati 18,5 miliardi di dollari . Nella lista dettagliata delle destinazioni compare in modo esplicito anche la voce R&S per accelerare lo sviluppo tecnologico non solo delle fonti di energie rinnovabili, ma anche delle batterie avanzate per autotrazione elettrica per circa 2 miliardi di dollari. Il segnale a Detroit (GM, Ford , Chrisler) è molto chiaro.

Oltre ai 18,5 miliardi per Energia, Efficienza e Rinnovabili ne vengono stanziati 2.5 per lo sviluppo della carbon sequestration dal carbone (le tecnologie che separano dai fumi della combustione del carbone la CO2 e la confinano in vari modi) e lo sviluppo delle reti elettriche verso configurazioni che le rendano in grado di ricevere e ridistribuire nel modo più efficiente l'energia prodotta in modo diffuso da tutte le piccole unità produttive di energia elettrica che, nei programmi di Obama, dovrebbero moltiplicarsi nei prossimi anni.

Questi temi, anche se nel complesso dei quasi 800 milardi di dollari dell'intero piano non sono la parte più rilevante, sono stati oggetto (assieme ai grandi investimenti previsti a favore della modernizzazione del sistema delle scuole) di dure critiche da parte della minoranza repubblicana di Congresso e Senato. L'obiezione era che non avrebbero fornito tutto l'aiuto necessario alle famiglie per superare le difficoltà immediate create dalla crisi.

È diventato allora importante spiegare che, invece, il contributo alla crescita di posti di lavoro, come lavori verdi, sarebbe stato immediatamente percepibile. A sostegno di questa tesi è arrivato l'aiuto da uno stato molto importante, la California, anche se oggi è governata da un repubblicano, Schwarzenegger. Infatti, secondo il California Green Innovation Index del 2009, nello stato i green jobs sono cresciuti negli anni recenti molto più dei lavori non verdi.

Dal 2005 al 2007, il numero di green jobs è cresciuto del 10 per cento, 105.000 posti di lavoro. Nello suo complesso, invece, su un totale di forza lavoro di 18 milioni la disoccupazione ha raggiunto punte record del 9 per cento. Un numero sorprendente di lavori verdi, oltre il 20 per cento, sono stati creati nel settore manifatturiero, suddivisi tra nuovi materiali (28 per cento), trasporti (23 per cento), qualità dell'aria e dell'ambiente(22 per cento), edilizia "verde" (20 per cento).

Collaborative Economics, la società di Mountain View alla quale era stato commissionato il rapporto, definisce il suo conteggio dei lavori verdi come l'analisi più profonda e dettagliata mai fatta in materia di nuovi posti di lavoro. Dough Henton, chairman di Collaborative Economics, dice che, per esempio, il settore dell'energia solare è spesso visto solo come ricerca scientifica e installazione, senza tener conto in modo corretto dell'intera catena del valore a esso collegata che invece dà un contributo rilevante alla creazione di posti di lavoro.

Molte delle risorse destinate a questi settori sono state sempre offerte dal venture capital che oggi la grande crisi ha messo molto in difficoltà tanto che il futuro è molto incerto. Ma quando si guarda all'investimento in clean tech (energia pulita) nel 2008, oltre 3,3 miliardi di dollari, e al numero di brevetti rilasciati nel solare, nell'eolico e nelle batterie elettriche, si capisce molto bene il grande potenziale di crescita comunque presente. D'altra parte, analizzando l'andamento del prodotto interno lordo pro capite e quello delle emissioni pro capite, si vede che la riduzione delle seconde non ha nessun effetto negativo sul primo.

Oggi la California pensa di essere l'esempio al quale il presidente Obama sta ispirandosi per usare efficienza energetica e fonti energetiche rinnovabili come generatori di nuovi posti di lavoro. Gli investimenti in innovazione in questo settore in California lo scorso anno rappresentano il 57 per cento del totale dell'investimento americano. Silicon Valley da sola ha ricevuto 1,8 miliardi soprattutto per energia e trasporti.

Il sostegno da parte dei consumatori, oltre che degli investitori, è evidente: i veicoli elettrici o ibridi registrati in California sono più del 20 per cento di quelli registrati complessivamente negli Stati Uniti. In California la capacità produttiva di energia elettrica da fotovoltaico è cresciuta del 70 per cento tra il 2006 e il 2008. Recenti sondaggi riportati dall'Index indicano che il 75 per cento dei californiani ritiene che sia possibile ridurre la emissione dei gas serra e allo stesso tempo creare nuovi posti di lavoro e fare ripartire l'economia.

Recentemente, tra i suoi primi atti di governo, il presidente Obama ha approvato la richiesta del governatore Schwarzenegger di autorizzare la California a imporre limiti di emissione più stringenti di quelli indicati dal Clean Air Act. Quattordici altri stati hanno già adottato gli standard californiani e altri quattro stanno per farlo, portando così agli stessi livelli circa la metà della popolazione americana.

"Oggi finalmente la California ha un alleato alla Casa Bianca. Le promesse fatte dal presidente Obama sono state mantenute", ha detto il governatore in una recente conferenza stampa. I nuovi obiettivi prevedono un calo delle emissioni del 22 per cento entro il 2012 e del 30 per cento entro il 2016.

Mary Nichols, che, come presidente del CARB (California Air Resources Board), avrà il compito di applicare le nuove norme, è convinta che i nuovi obiettivi siano realistici anche se vi sono stati ritardi causati dal rifiuto della precedente amministrazione. Lo studio sulla base del quale il CARB ha giustificato la sua posizione sostiene che il piano proposto non solo ridurrà le emissioni di gas serra, ma avrà un effetto positivo anche sullo sviluppo economico. La Nichols è anche convinta che i produttori di auto dovrebbero essere in grado di rispettare i limiti di consumo di carburante previsti, basandosi sulle loro stesse dichiarazioni alle audizioni al Congresso.

Dave McCurdy, amministratore delegato di Auto Alliance 11 (l'associazione degli undici produttori di auto presenti negli Stati Uniti), ha dichiarato che i suoi associati erano tutti pronti a collaborare con la nuova amministrazione per sviluppare un approccio nazionale al problema dell'efficienza energetica. In realtà il mondo dell'auto ha avuto su questo punto reazioni contrastanti che riflettono la grande difficoltà del momento.

Paul Taylor, chief economist della National Automobile Dealers Association, (l'associazione dei concessionari auto), citando la chiusura di 900 di loro nello scorso anno, sostiene che molti altri dovranno chiudere se ci saranno 19 stati nei quali sarà necessario vendere auto ad hoc. Queste posizioni critiche trovano conferme anche nel mondo accademico dove si sono elevate opinioni critiche nei confronti delle scelte promosse dal CARB che ora sono diventate vincolanti.

Robert Stavins di Harvard sostiene che lo studio sottostima sistematicamente i costi dell'operazione. Dello stesso parere è anche Matthew E. Kahn (UCLA), che pure è un sostenitore delle nuove norme nel loro complesso. Stephen Moore, senior economics writer del "Wall Street Journal", scrive in un recente editoriale: "I lavori verdi finiscono presto per portare gli stati in rosso".

Schwarzenegger, tuttavia, come la maggioranza dei californiani, è convinto che stiamo avvicinandoci a una apocalisse ambientale e che le analisi di costo fatte in modo tradizionale e di breve termine non tengono conto della gravità del problema. "Io raccomando con forza di andare avanti", ha detto pochi giorni fa, "ci sarà sempre qualcuno che dice che vengono distrutti posti di lavoro".

Il punto di forza di questa "politica" sono le grandi aspettative nei confronti dell' innovazione. Infatti, se osserviamo l'andamento nel passato delle "ondate di innovazione" e del loro contributo alla crescita, si nota che il settore dell'efficienza energetica e quello delle energie rinnovabili sono ancora nella fase iniziale e offrono quindi prospettive di grande miglioramento.

Come dice Susan Hocfield, presidente del MIT, in un suo recentissimo articolo sul "Boston Globe", "Oltre metà della crescita economica degli Stati Uniti negli ultimi 50 anni è attribuibile a varie forme di innovazione tecnologica spesso generate da programmi di ricerca di base finanziata a livello federale. L'aspettativa per una crescita di produttività di lungo termine, anche oggi, si basa soprattutto sulla creazione di nuovi posti di lavoro da parte di nuove aziende che operano alla frontiera dell'innovazione. Assieme alla convergenza tra scienze della vita e ingegneria, saranno proprio le nuove tecnologie dell'energia pulita e dell'efficienza nel suo utilizzo a offrire le più grandi opportunità".

Lo Stimulus Package è, in questo senso, solo un punto di partenza perché si propone di generare "decine di migliaia di lavori verdi". Ma uno sforzo intenso in ricerca e sviluppo che porti a nuovi "salti tecnologici" e guardi lontano è in grado di generarne milioni. Il costo dello Stimulus sta per generare il più grande deficit federale dai tempi del primo dopoguerra. Ripagarlo nel futuro sarà possibile solo se vi sarà un formidabile sviluppo di "innovazione distruttiva rispetto alle attuali tecnologie" in grandi settori quali energia, trasporti, salute. E i nuovi posti di lavoro saranno quasi tutti "verdi".

(giornaletecnologico.it)




CRISI: STIMOLO POSITIVO PER LE RINNOVABILI
In italia gli incentivi statali possono attrarre capitali. Intanto cresce l'eco-energia nel mondo

Anche nel 2008, annus horribilis per l'economia e la finanza mondiale, gli investimenti in energia alternativa di Cina, India, Europa e USA sono aumentati del 38% arrivando a 8,4 miliardi di dollari. Rimangono forti, dunque le tecnologie pulite per il settimo anno consecutivo. Gli investimenti riguardano soprattutto la ricerca intorno ai sottilissimi film di materiali capaci di catturare energia dalla stella solare. Se la cavano bene anche energia eolica, biofuels ed eco-energie per i trasporti. "Gli investitori ­ racconta Nicholas Parker capo della Cleantech Group, azienda americana impegnata nell'innovazione energetica ­ stanno passando sempre più dalla vecchia generazione di tecnologie relative all'etanolo e ai bio-carburanti ad una seconda era guidata dall'impiego di alghe e tecnologie nuovissime per ottenere energia. I "colossi" che capeggiano la riscossa della ricerca energetica ecologica sono americani, come NanoSolar, Solyndra, oppure Finlandesi come WinWind Oy.
In Italia, nel solo 2008 le installazioni di eolico sono cresciute del 35% con oltre 1.000 MegaWatt in più rispetto al 2007. L'elettricità prodotta è schizzata a oltre 6 TWh (oltre 6 miliardi di chilowattora), ovvero il 2% del consumo dello Stivale. Soddisfatte le associazioni votate ad Eolo come ANEV (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili), APER (Associazione produttori energia da fonti rinnovabili) e anche ENEA. Ma la produzione tricolore non è ancora in linea con quella europea. Certo sarà difficile in poco tempo arrivare ai risultati raggiunti dalla Germania che guida l'Europa con investimenti aumentati del 217% in un solo anno.
In Italia il problema è anche il rilascio delle concessioni, regolato dal Decreto legislativo 387 del 2003: la procedura di concessione dovrebbe durare al massimo 6 mesi grazie ad una istanza unica. Ma molte Regioni non sono ancora pronte: in Campania sono necessari sedici mesi, in Sicilia addirittura venticinque! Ma Gianni Silvestrini di Kyoto Club, non è affatto pessimista: "Per il nostro Paese la crisi finanziaria può diventare un motivo di stimolo positivo, considerando i ricchi incentivi a disposizione." Per le banche, infatti il finanziamento di eco-impianti è un affare sicuro grazie agli incentivi offerti dallo Stato. Il ritorno sarebbe garantito in sei o sette anni, senza considerare neppure i progressi tecnologici che farebbero diminuire i costi di produzione.


FORTE AUMENTO DELL'OCCUPAZIONE NEL NO-PROFIT
Secondo l'ultimo rapporto sull'Economia sociale nella UE sono circa 20 milioni gli occupati

In controtendenza con molti altri dati, in ambito economia e lavoro, in Europa è possibile parlare di crescita ­ in alcune regioni e nazioni addirittura vertiginosa ­ dell'occupazione nel no-profit. Si registra infatti un aumento nel numero degli occupati, passando dagli oltre 11 milioni del 2003 ai circa 20 milioni del 2008 (gli italiani sono più di 1.300.000) e incidendo per il 6% sull'occupazione totale. Le imprese sono circa 6 milioni e il loro contributo all'economia mondiale è di 302 miliardi di euro.
Interessante è notare che per ogni organizzazione che chiude l'attività, anche qui in nettissima controtendenza, dieci nuove imprese del cosiddetto terzo settore (no-profit) aprono i battenti.
Se dal lavoro nell'economia sociale passiamo ad esaminare i dati relativi al volontariato "puro" scopriamo, scorrendo i dati Istat relativi agli anni dal 1995 al 2003, che nel nostro Paese c'è stata una crescita del 152% con Sicilia e Molise in testa con performance straordinarie, rispettivamente del 1067% e del 591%.
Venendo al mondo della cooperazione, che rappresenta attraverso le cooperative sociali un'importante fetta dell'occupazione rileviamo, da statistiche elaborate dalla Confcooperative, che negli ultimi dieci anni, queste hanno raddoppiato sia gli addetti che il fatturato.
Non è un caso che l'occupazione, in tali settori, registri aumenti considerevoli proprio nei periodi di crisi, rappresentando una risposta solidale in momenti di forte sofferenza sociale.
Intervenendo in misura significativa in settori quali l'assistenza alle persone fragili, l'integrazione e il disagio, il no-profit continua ad esercitare quel ruolo di supporto sociale completando, se non addirittura sostituendolo, in taluni casi, l'intervento dell'amministrazione statale.


MAPPE VERDI PER CERCARE LE DESTINAZIONI PIÙ SOSTENIBILI


Un valido strumento per pianificare vacanze veramente intelligenti
31 luglio 2008. Turismo sostenibile e tecnologia ambientale. E' nata Open Green Map, la mappa interattiva che vi aiuta a trovare le mete più green del pianeta. La mappa è in stile Google Maps e offre moltissimi elementi interattivi che permettono agli utenti di individuare aree verdi, risorse, business sostenibili e di scrivere feedback e informazioni a proposito.
Una serie di icone ben identificabili caratterizzano i vari tipi di elementi, in modo tale da aiutare l'individuazione di locali e persone che supportano modi di vivere sostenibili. Dando un'occhiata alla mappa, gli utenti possono esattamente idenficare ristoranti green, punti di riciclo, parchi con attività sostenibili, mobilità sostenibile con mezzi di trasporto ecologici... uno strumento perfetto per viaggiatori sostenibili, e per chi vuole
mantenere il proprio stile di vita green anche durante le vacanze.

La Green Map è nata nel 1995, e ha creato oltre 350 mappe per più di 50 nazioni che promuovono uno sviluppo sostenibile, risparmio ed efficienza energetica. Solo in questi ultimi mesi il progetto è andato online. Purtroppo in Italia non è ancora presente alcun progetto... rimbocchiamoci le mani e diamo un aiuto concreto ai turisti responsabili che si dirigono nel nostro Bel Paese! Iniziate da qui: www.greenmap.org


LA DISTRUZIONE DELLE FORESTE COSTA PIÙ DELLA CRISI ECONOMICA
Uno studio dell'Unione Europea punta il dito contro l'annientamento dell'ecosistema planetario: ogni anno perdiamo tra i 2 e i 5 triliardi di dollari. Il crollo delle borse è costato "solo" 1,5 triliardi.

Gli occhi di azionisti e investitori sono incollati ai monitor delle borse. Oggi su, domani giù. La crisi attanaglia la finanza mondiale. Nessuno però si preoccupa di guardare quello che accade fuori dalle nostre finestre: un cataclisma silenzioso di proporzioni ben maggiori. Ogni anno, stima un rapporto dell' Unione Europea rtto da economisti della Deutsche Bank, perdiamo fra i due e i cinque trigliardi di dollari in capitale natura. Ovvero, il mondo dilapida ogni anno il 7% del Prodotto interno lordo planetario nella distruzione del proprio ecosistema. « E questo ammontare lo perdiamo ogni dodici mesi oramai da diversi anni », ha detto l'autore dello studio, Pavan Sukhdev alla Bbc. Per fare una proporzione, il costo della crisi finanziaria attuale è di 1,5 triliardi di dollari. Bazzeccole a confronto. Perchè alla distruzione delle foreste si associa la mancata erogazione di ossigeno, la pulizia delle acque e l'assorbimento dell'anidride carbonica. Tutte cose che hanno un costo. E il pianeta, alla fine dei conti, presenterà il suo conto salato.






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