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IL SETTIMO CONTINENTE

E' noto anche col nome di Great Pacific Garbage Patch, si trova nell'Oceano Pacifico ed e' la piu' grande discarica di spazzatura del mondo: si tratta di un vero e proprio disastro ecologico scoperto per caso nella primavera del 1997 dall'oceanografico americano Charles Moore.
A bordo del suo catamarano per le ricerche scientifiche "Arguita", Moore si trovava tra Giappone e Hawai quando decise di seguire una rotta non battuta dalle normali navigazioni, a causa di strane correnti marine.
Ed e' cosi' che si imbatte' nella North Pacific Subtropical Gyre, una corrente oceanica a spirale che preleva rifiuti e rottami dalle coste e dai fondali e li accumula in mezzo al mare, in vere e proprie isole di spazzatura.
Il fenomeno e' naturale, i rifiuti sono roba nostra!
La misura totale della Pacific Garbage non e' ancora nota: si parla di 700mila/15 milioni di kmq, con una profondita' di 30 metri. La sua dimensione si stima sia tra lo 0,41% e l'8,1% dell'intero Oceano Pacifico, con oltre 3,5 milioni di tonnellate di detriti (100 milioni di tonnellate secondo quanto riporta La Stampa).
La Pacific Garbage, formatasi tra gli anni cinquanta e gli anni ottanta, e' costituita per l'80% da plastica che si e' fotodegradata negli anni, spaccandosi in miliardi e miliardi di piccoli pezzi, fino a raggiungere le dimensioni dei polimeri che la compongono. Difficili da raccogliere, questi "pezzettini di inquinamento" sono entrati nella catena alimentare dei pesci e dei molluschi, tanto che in alcuni campioni di acqua marina prelevati nel 2001 la quantita' di plastica superava di sei volte quella dello zooplancton (la vita animale dominante dell'area).
Spiega Marcus Eriksen, dell'Algalita Marine Research Foundation: "L'idea primaria che la gente si era fatta consisteva in una specie di isola di plastica su cui si poteva perfino camminare. Non e' esattamente cosi'. E' quasi come una zuppa di plastica. Probabilmente si tratta di un area grande quasi due volte gli Stati Uniti continentali".
In tutti questi anni i governi dei Paesi coinvolti dal fenomeno non hanno mosso un dito, soprattutto perche' pare che la bonifica della zona sia proibitiva da tutti i punti di vista, primo quello economico, come tentare di setacciare l'intero deserto del Sahara.
Solo associazioni ed enti privati si sono interessati al problema e sono migliaia le tonnellate di rifiuti fino ad ora raccolte (con speciali setacci o reti).
I primi di agosto un gruppo di 30 biologi marini dell'universita' di San Diego e' partito dalla California per valutare l'impatto ambientale della discarica marina sulla flora e sulla fauna della zona e studiare possibili opere di bonifica.

Cliccando QUI si possono vedere alcuni video, sono tutti in inglese ma le immagini parlano una lingua comune.

PS: Se, come noi, vi state chiedendo quali diavolo siano gli altri 6 continenti, vi invitiamo a leggere la definizione di "continente" riportata da wikipedia. Se si prende per buona una siddivisione in 6 continenti, le terre emerse risultano cosi' divise: Africa, Americhe, Antartide, Asia, Europa, Oceania.

(fonte: Jacopo Fo)




BENZINA DALLE FECI UMANE
Meno smog nel futuro del mondo

Il petrolio, ormai è evidente, non rappresenta il futuro delle energie. Destinato ad esaurirsi, ma soprattutto considerato da tutti altamente inquinante, verrà sostituito da un ancora non meglio definito carburante biologico. Negli ultimi anni di valide soluzioni ne sono state presentate a decine, ma spesso le stesse si scontravano con problemi difficilmente superabili. Un nuovo progetto sviluppato in Norvegia sembra tuttavia avere tutte le carte in regola per superare tali difficoltà. Un'equipe di scienziati è pronta a testare una serie di autobus alimentati con biometano ottenuto dal trattamento delle feci umane: l'energia pulita arriverà dunque dai liquami.

I primi pullman inizieranno a circolare per le strade di Oslo già dal 2010. Stando alle ricerche condotte da Ole Jakob Johansen, responsabile dell'ambizioso progetto, ciascuno di noi produce inevitabilmente dei "detriti" che, se trattati e messi a fermentare, permettono di ottenere grandi quantità di metano. Ogni essere umano, nell'espletare i propri bisogni produce infatti l'equivalente di 8 litri di diesel.

Una città come Milano, con una popolazione di circa 1.300.000 abitanti, sarebbe in grado di generare una produzione annua di oltre 10 milioni di litri di carburante, sufficienti a far lavorare 300 pullman per 100.000 chilometri. I punti di forza di tale combustibile pulito sono principalmente due. Il primo è ovvio, la materia prima necessaria per la produzione del biometano sarebbe abbondante e assolutamente gratuita. Il secondo, invece è una piacevole conseguenza dell'uso stesso del combustibile.

Il biometano, dal punto di vista delle emissioni di Co2, risulta essere neutrale, rilasciando, rispetto al gasolio tradizionale, il 78% in meno di nitrati e il 98% in meno di polveri sottili. Anche i costi di produzione sembrano esser estremamente bassi. Secondo Johansen è possibile tagliare le spese del 30-40%. Insomma il biometano ottenuto dalle feci sembra la soluzione perfetta a gran parte dei problemi dovuti all'inquinamento.




STOP AL LEGNO ILLEGALE: NUOVE NORME SALVA-FORESTA IN BRASILE
Risoluzione detta norme tecniche per la gestione forestale sostenibile

Le industrie brasiliane che si occupano di commercio di legname saranno tenute sottocchio dal governo dello Stato sudamericano. E' stata infatti recentemente approvata dal Conselho Nacional do Meio Ambiente, il corrispondente Ministero dell'Ambiente in Brasile, una risoluzione che razionalizza i parametri tecnici e che dunque impone ai commercianti di legname di attenersi ad ispezioni tecniche unificate come anche indicatori di rendimento, standard e nomenclatura per specie uguali per tutto l'immenso territorio Brasiliano. Questo permetterà di integrare i dati e di avere un quadro più uniforma e controllabile . Il Brasile sta infatti da tempo mettendo in campo una nuova politica forestale che mira a proteggere il polmone della terra.
Il principale obiettivo del documento è "stabilire
i parametri tecnici per la preparazione, la presentazione, l'esecuzione e la valutazione dei piani di gestione forestale sostenibile", ma il documento si applica solamente alle foreste naturali, non alle piantagioni di legname.
Paulo Amaral, delI'Instituto do Homem e Meio Ambiente da Amazônia, commentando l'azione del Ministero : « Tutto ciò è necessario per garantire le condizioni e gli incentivi perché le persone abbandonino l'illegalità, visto che esiste una grande offerta di prodotti forestali illegali».
Il disboscamento sfrenato minaccia anche la sicurezza agricola delle piccole comunità: la protezione delle foreste garantisce che le comunità "estrattive" non perdano la loro terra e l'accesso a tecnologie che migliorino l'efficacia produttiva. Spesso sono però i poverissimi gruppi sociali che "svendono" il patrimonio della foresta per ottenere denaro a breve termine. Per questo si pensa anche ad un sistema di incentivi economici capaci di rendere vantaggioso il non-taglio del legno.
Lo stato Brasiliano del Parà è tra i principali produttori ed esportatori di legno dell'Amazzonia brasiliana. Il commercio di legname illegale è purtroppo molto fiorente grazie alla domanda di legni pregiati soprattutto da Giappone, USA e Unione Europea. La pratica del disboscamento è anche utilizzata per riconvertire ampie aree di territorio a monoculture intensive soprattutto di soia con ampio rischio per la biodiversità: "per esempio ­ rende noto WWF - l'espansione delle piantagioni di soia nel Cerrado brasiliano minaccia la savana più eterogenea del mondo, che ospita circa 90 mila specie di insetti, 550 specie di uccelli e 150 specie di mammiferi".



POSIDONIA, FERTILIZZANTE DA USARE
Ortaggi crescono meglio

Con l'arrivo della bella stagione, i comuni costieri si apprestano a pulire la battigia, rimuovendo i residui di Posidonia oceanica (L.), pianta che svolge un ruolo importante nell'ecosistema marino. Ma tali resti, depositati dalle onde durante l'inverno, causa tra l'altro di odori fastidiosi dovuti ai processi putrefattivi, potrebbero diventare una fonte di reddito. Un progetto di ricerca, sperimentato a Mola, propone infatti il recupero di questo materiale organico come fertilizzante per le campagne o per le coltivazioni senza terreno.
Nei laboratori di ricerca dell'Istituto di scienze delle produzioni alimentari (Ispa) del Consiglio nazionale delle ricerche, piante di basilico, rucola e pomodori ciliegino affondano già le radici nella posidonia spiaggiata al naturale o compostata. L'iniziativa realizzata dall' Ispa del Cnr e dalla Provincia di Bari ­ Laboratorio di biologia marina, con la collaborazione del Dipartimento di scienze delle produzioni vegetali (Dspv) e il Dipartimento di biologia e chimica agro-forestale e ambientale (Dibca) dell'Università di Bari, viene presentata nell'ambito di "Mediterre", Fiera dei Parchi del Mediterraneo, giunta ormai alla quinta edizione, che si terrà presso la Fiera del Levante, da oggi fino all'11 maggio.
"Il problema dello smaltimento della posidonia", spiega Angelo Parente dell'Ispa-Cnr, "assume dimensioni ragguardevoli se si pensa che nel solo comune di Manfredonia (Foggia), dati del 2008 quantificano in 10.000 m3 la posidonia spiaggiata, su un litorale lungo appena il 6 % di quello dell'intera Puglia. La situazione è analoga in altri comuni della costa, tant'è che stime di massima individuano in circa 150.000 m3 le quantità di residui depositata annualmente lungo gli 850 km di litorale regionale. Attualmente la posidonia viene raccolta e depositata in discarica, data l'impossibilità di utilizzarla per il compostaggio. Il D.L. 217 del 29 aprile 2006 decreta, infatti, il divieto dell'utilizzazione di 'alghe e altre piante marine' per la costituzione di ammendanti, ossia di prodotti idonei ad aumentare la sostanza organica nel terreno". Si spreca così una risorsa pregevole, con un aggravio dei costi di gestione dei rifiuti da parte dei comuni. E qui interviene il progetto .
"Manipolata opportunamente, la posidonia potrebbe trovare collocazione nel ciclo produttivo come substrato di coltivazione nell'ortoflorovivaismo o come pacciamante per ostacolare la crescita di erbe infestanti; può essere inoltre utilizzata anche come succedaneo, totale o parziale, dei substrati nelle coltivazioni senza suolo" continua Parente. Per arrivare a questo risultato sono necessari una serie di passaggi, quali: la caratterizzazione chimico fisica, la riduzione del contenuto salino, il miglioramento delle proprietà intrinseche del materiale. "Si procede quindi al compostaggio dei rifiuti spiaggiati e dopo novanta giorni, in seguito al processo di degradazione e di perdita di sali, il materiale acquista le caratteristiche per diventare substrato di coltivazione".
Nello stand saranno presenti anche l'Istituto tecnologico dell'Epiro e la Prefettura di Cefalonia, partner greci del progetto. I visitatori potranno osservare le diverse parti della pianta di posidonia spiaggiata, sia in foto che dal vero, e i piccoli sistemi di coltivazione con diverse specie di piante, sia orticole che ornamentali, utilizzando questi 'rifiuti' del mare, in assenza di terreno.


MUCCHE CON NOME FANNO PIÙ LATTE
Quelle anonime son depresse

Che si chiami Wendy o Carolina poco importa: basta che una mucca abbia un nome e produrra' piu' latte di una 'collega' che invece un nome non ce l'ha. Queste le conclusioni di uno studio della Newcastle University, pubblicato sul sito della rivista Anthrozoos. ''Cosi' come la gente reagisce meglio se viene trattata con un tocco personale, le mucche sono piu' felici e rilassate se ricevono un'attenzione piu' individuale'' spiega Catherine Douglas, della Scuola di agricoltura, cibo e sviluppo rurale presso l'Universita' di Newcastle. ''Quello che dimostra il nostro studio - aggiunge Douglas - e' quanto tanti allevatori attenti sanno da tempo.
Dando maggiore importanza al singolo animale, con comportamenti come chiamare una mucca con il suo nome o interagire durante la sua crescita, non solo possono migliorare il benessere dell'animale e la sua percezione degli esseri umani, ma anche aumentare la produzione di latte''. Lo studio dell'Universita' di Newcastl, riferisce ScienceDaily, ha svolto un'indagine su 516 produttori di latte inglesi. Quasi la meta', il 46%, ha affermato di chiamare per nome le mucche nella propria fattoria, ottenendo, per lo stesso numero di animali, 258 litri in piu' di latte di chi invece non lo fa. Il 66% degli allevatori ha detto di ''conoscere tutte le mucche della mandria'' e il 48% era d'accordo sul fatto che un contatto umano positivo e' piu' probabile che condizioni mucche con una buona tendenza a produrre latte.
"I nostri dati - spiega Douglas - suggeriscono che nell' intera Gran Bretagna i produttori di latte considerano le loro mucche come esseri intelligenti capaci di sperimentare una gamma di emozioni. E dare piu' importanza alla conoscenza dei singoli animali e chiamarli per nome puo' - a costo zero per l' allevatore - anche incrementare in modo significativo la produzione di latte''. ''Qualsiasi tipo di contatto personale con l'animale lo mette in condizioni di vivere meglio - conferma Giancarlo Belluzzi, vicepresidente dell'Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi) - si pensi ad esempio alla musica, alle carezze prima della mungitura, o comunque ad un approccio diretto e personale, che rientra nelle linee del benessere animale e di una maggiore empatia di questo con l'ambiente''.
Guardando alla realta' pero' ''e' impensabile oggi dare nomi agli animali nei moderni sistemi di allevamento, che nel caso dei bovini contiene oltre 500 esemplari e nel caso dei suini alcune migliaia''. Il punto e' guardare al contesto piu' ampio del benessere dell'animale, che si tratti di una mucca o di un maiale poco importa: ''E' obbligatorio - aggiunge il vicepresidente dell' Anmvi - per il rispetto delle leggi ma anche per una vita funzionale dell'animale produttivo, trattarlo in modo corretto. Si parte innanzitutto dal comfort dell'ambiente, pulizia e igiene, dalle condizioni della lettiera. Poi si tratta di fornire adeguati spazi di movimento e di riposo, oltre a quello della mangiatoia, dove bisogna evitare lotte fra i singoli animali''. Da non sottovalutare anche luci e suoni: ''Luci fioche la notte e niente rumori fastidiosi e toni acuti'' conclude Belluzzi.


IL SAHARA PUÒ ILLUMINARE TUTTA L'EUROPA

Il Sahara potrebbe illuminare le case di tutta Europa. Dal deserto l'energia arriverebbe direttamente ai nostri contatori. Alcuni chilometri quadrati di pannelli solari nel deserto più esteso del mondo, infatti, basterebbero a rifornire, senza inquinare, il fabbisogno energetico dell'Europa intera. Lo rivela uno studio presentato all'European Open Forum di Barcellona da Arnulf Jaeger-Walden, responsabile dell'Istituto Europeo per l'Energia. Secondo i suoi calcoli - scrive il Guardian - sarebbe sufficiente catturare lo 0,3% della luce che cade sul Sahara per soddisfare tutti i nostri bisogni senza emissioni nocive.

 

 

 



CON L'ENERGIA RINNOVABILE È MEGLIO
Il mondo ha i mezzi per farcela

Chi ha mai detto che senza il petrolio il mondo si fermerebbe o che senza l'ausilio delle centrali nucleari il mondo entrerebbe in un secolo buio? La verità è che senza un mercato che richiede questi "prodotti" alcune persone, e sono veramente poche, finirebbero di avere dei fatturati multi miliardari. Il nostro pianeta, seppur messo a dura prova, è tuttavia in grado di generare tutto ciò di cui abbiamo bisogno. In ogni area della Terra, anche nelle più povere, è possibile sfruttare una determinata risorsa, sia questa il sole, il vento o le correnti marine. E proprio con questa convinzione che Francis Farley e Rod Rainey, entrambi fisici in pensione, hanno pensato di sviluppare un dispositivo in grado di generare enormi quantità di energia elettrica sfruttando le onde del mare.
I due esperti hanno riempito un lungo cilindro di gomma con acqua di mare e, chiuso le due estremità così da formare un enorme salsiccione, lo hanno immerso a circa 100 metri di profondità, lasciandolo in balia delle correnti. Il moto ondoso e la forza delle acque hanno iniziato ad agitare l'attrezzo, ribattezzato Anaconda, comprimendo l'acqua contenuta al suo interno e mettendo in moto, grazie all'aumento di pressione, le turbine installate a una delle estremità del cilindro.
Anaconda è lungo circa 200 metri e ha un diametro di 7: secondo gli esperti, dimensionandolo opportunamente e ottimizzando l'elasticità dell'involucro, è possibile realizzare impianti della potenza di circa un megawatt, sufficienti a dare corrente a 2.000 abitazioni. L'idea di Farley e Rainey è ora quella di perfezionare il progetto e commercializzarlo entro 5 anni.

( fonte: giornaletecnologico.it )



BIOCARBURANTI DALL'IMMONDIZIA GRAZIE AD UN BATTERIO
Scoperta americana può condurre a una più avanzata ed economica produzione di etanolo

La ricerca dell'Università del Maryland, iniziata con i batteri dalla Baia di Chesapeake, ha condotto a un processo che può essere idoneo a convertire grandi quantità di tutte le specie di prodotti vegetali, dagli avanzi dell'infuso di birra agli scarti della carta, in etanolo e altri biocombustibili alternativi alla benzina. Il processo, sviluppato dai professori Steve Hutcheson e Ron Weiner, può produrre biocombustibili da molti differenti tipi di fonti cellulosiche comprendenti piante e scorie vegetali. Biocombustibili cellulosici possono essere prodotti da fonti vegetali non di grano, quali residui di prodotti agricoli, inclusi paglia, tutoli e gusci, e raccolti di energia quali trecce di erba.
Quando del tutto operativo, il processo ha la potenzialità di portare a una produzione di 75 miliardi di galloni all'anno di carbone-etanolo neutro. Il segreto è un batterio dell'erba dell'acquitrino della Baia di Chesapeake. Huutcheson ha scoperto che il batterio possiede un enzima che potrebbe decomporre prodotti vegetali in zucchero, che può poi essere convertito in biocombustibili.
Le ricerche non sono state in grado di isolare il batterio, ma hanno scoperto come produrre l'enzima nei loro laboratori. Il risultato è stato un prodotto di sintesi che degrada le pareti della resistente cellula dei prodotti cellulosici e trasforma l'intero prodotto vegetale in preparati di zuccheri biocombustibili in meno passaggi, ad un costo significativamente inferiore e con minori reazioni caustiche rispetto ai metodi attuali.

(buone notizie.it)


TROPPA CARTA: LA BUROCRAZIA DISTRUGGE MILIONI DI ALBERI

Costa 5.500 euro all'anno a persona. L' Italia è una delle burocrazie più care d'Europa, seconda solo alla Francia. Eppure basterebbe poco - un taglio del 25% - per risparmiare oltre 5 miliardi di euro. Un vero mostro, la nostra burocrazia, che divora ogni anno, oltre 50 milioni di alberi, l'equivalente di tutte le piante di ulivo della Puglia. Basti pensare che nel nostro Paese l'apparato pesa per il 4,5% sul pil(prodotto interno lordo), contro il 3,5% della Ue.
Imprese meno efficenti
E il peso della burocrazia impedisce anche alle imprese di lavorare con la dovuta efficenza. Ogni anno un'azienda di piccole e medie dimensioni produce una mole di "cartacce" che, se messe in fila, formerebbero un cordone di 3,5 chilometri. Secondo le stime della Confederazione Italiana Agricoltori (Cia), che ha lanciato una raccolta di firme per semplificare la macchina amministrativa, ammonta a 19,9 miliardi di euro il costo burocratico per le imprese italiane: in media parliamo di 12 mila euro a impresa. Senza considerare altri 3 miliardi addebitati a ritardi, disservizi, inefficienze della pubblica amministrazione.
Cento giorni di lavoro
Solo per rispondere agli obblighi burocratici servono più di cento giornate di lavoro: in media un giovane per il subentro in azienda perde dai 75 ai 105 giorni lavorativi, con punte di 200 giorni.
(City)


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LA BACHECA ...delle informazioni

E' POSSIBILE OTTENERE BIOCARBURANTE DAL FIATO UMANO?
Pare di si' e la tecnologia necessaria alla trasformazione esiste gia' e fa circolare i veicoli dell'aeroporto di Liverpool.
La societa' che gestisce lo scalo aereo ha infatti installato nei suoi locali degli apparecchi in grado di recuperare l'anidride carbonica emessa dai passeggeri attraverso il respiro. Una volta imbottigliata e trattata, la CO2 viene utilizzata come nutrimento per alghe (biomasse), che poi vengono raffinate in biodiesel.
Il progetto e' partito a gennaio, e si stima che a regime l'impianto possa fornire circa 4.000 litri di combustibile per autotrazione e riscaldamento al giorno.
Dare fiato alle cazzate e' finalmente diventato ecologico!!!
(Fonte: Focus)

SCOPERTO IN PAPUA-NUOVA GUINEA UN "MONDO PERDUTO"
Nel cratere di un vulcano spento, nel cuore della foresta della Papua Nuova Guinea, una troupe della BBC ha portato alla luce un vero e proprio mondo perduto, con tanto di nuove specie animali.
40 quelle censite finora, alcune hanno caratteristiche aliene: si va dalla rana con le zanne a un pesce chiamato Henamo Grunter, che emette una sorta di grugnito da una piccola vescica, fino al roditore Bosavi lanoso. Questo topone e' lungo 82 cm e pesa circa un chilogrammo e mezzo.
Durante le riprese non ha mostrato alcuna paura nei confronti degli uomini che lo hanno avvicinato, anzi ne ha mangiati volentieri due.
(Fonte: Repubblica)

THOMAS EDISON VA IN PENSIONE
Dopo 130 anni di onorata carriera, l'Europa mette al bando le lampadine a incandescenza. Il provvedimento è entrato in vigore ieri.
Dopo l'esaurimento delle scorte si potranno vendere e installare solo lampadine alogene a basso consumo, con un taglio, si stima, di circa 15 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 e un risparmio energetico di 40 miliardi di kw/h.
Le lampadine a risparmio energetico consumano infatti dal 25% all'80% in meno di una lampada a incandescenza. Anche Thomas Edison si è dichiarato d'accordo.
(Fonte: Lanuovaecologia)

FUCKFORFOREST, L'ORGANIZZAZIONE ECO-PORNO
Si puo' finanziare la lotta contro il disboscamento delle foreste vendendo materiale pornografico amatoriale? Certo!
FuckForForest e' nata nel 2004 da un'idea dei norvegesi Leona Johansson e Tommy Hol Ellingsen. Si tratta di un'associazione "senza veli e senza pudore" che distribuisce materiale a luci rosse realizzato da volontari appassionati... di ambiente ed ecologia.
"8.000 anni fa - si legge nel sito internet http://www.fuckforforest.com - sul pianeta c'erano 14,8 miliardi di acri di foreste, oggi invece solo 8,6 miliardi".
Nel 2008 hanno raccolto 120mila dollari e seminato decine di maniaci sessuali.
(Fonte: Quotidiano.net)

UN AQUILONE RISOLVERA' TUTTI I PROBLEMI ENERGETICI DEL MONDO!
E l'invenzione sara' tutta italiana. La tecnologia si chiama Kite Gen e si tratta di un aquilone (tecnicamente si chiamano profili alari) in grado di captare i venti di alta quota (800-1000 metri, potenzialmente anche di piu') e produrre energia eolica, molta energia (i venti di quota sono piu' intensi e regolari).
Il Kite Gen si comporta come una specie di enorme yo-yo srotolando una bobina di cavo e producendo in questo modo grandi quantita' di energia rinnovabile, con un rendimento molto superiore agli impianti eolici "torre e pale".
Quando la bobina e' completamente srotolata l'aquilone viene messo a riposo e in pochi secondi viene riavvolto il cavo, poi il processo produttivo rincomincia. Nel complesso l'ala passa oltre il 90% del tempo in regime "produttivo" ed il 10% del tempo in fase di recupero.
La tecnologia e' stata messa a punto dalla societa' Kite Gen Research di Torino, http://www.kitegen.com/index_it.html , nata nel 2007.
Il progetto sarebbe a una fase di svolta: sono terminate le sperimentazioni e da settembre inizieranno le prove di produzione di energia.
(Fonte: http://ioelatransizione.wordpress.com/ <http://ioelatransizione.wordpress.com/2009/07/07/un-aquilone-ci-salvera/> )

Guardate il video, il principio di funzionamento e' affascinante CLICCA QUI <http://www.jacopofo.com/kitegen-aquilone-enegia-rinnovabile-eolico>

ENERGIA RINNOVABILE A GRADIENTE SALINO
In Olanda e' stata scoperta una nuova fonte di energia ecologica e rinnovabile: le foci dei fiumi.
La differenza di salinita' tra l'acqua dolce e il mare sarebbe in grado di produrre energia elettrica e dopo anni di studi si e' messo a punto un vero e proprio generatore.
Secondo i calcoli degli ingegneri del Wetsus, centro olandese per le tecnologie idriche sostenibili, un impianto con questa tecnologia installato alla foce del Reno sarebbe in grado di produrre 1 gigawatt di elettricita', sufficiente per alimentare 650 mila abitazioni senza causare danni all'ambiente ne' all'ecosistema.
Nonostante l'idea sia partita dai Paesi Bassi, la prima centrale dovrebbe sorgere in Norvegia, grazie alla collaborazione dell'azienda Statkraft che attivera' il primo prototipo di centrale a energia osmotica a Tofte, vicino a Oslo.
(Fonte: Lanuovaecologia.it)

LA GERMANIA CHIUDE DUE CENTRALI NUCLEARI.
Lo ha deciso il tribunale amministrativo federale, in ottemperanza al Piano nazionale per il graduale abbandono dell'energia nucleare.
I reattori che verranno spenti sono quelli di Biblis (centro nord) e Brunsbuettel (nord).
Il Piano nazionale prevede il totale abbandono del nucleare entro il 2021. Rimangono attivi ancora 17 impianti.
Berlusconi telefonera' alla Merkel per sapere se ha frainteso la notizia?
(Fonte: Lanuovaecologia)

SCOMMETTO CHE IN ITALIA NON CI SARA' NESSUNA CENTRALE NUCLEARE
La dichiarazione e' dell'economista Jeremy Rifkin, pioniere della rivoluzione dell'idrogeno.
"Oggi in tutto il mondo sono presenti 430 centrali che realizzano solo il 5% dell'energia, quindi per poter arrivare ad avere un impatto sul clima (ridurre le emissioni di anidride carbonica) dovrebbero produrre il 20% dell'energia totale, ma questo significherebbe costruire tre centrali ogni trenta giorni per 60 anni, visto che ne sarebbero necessarie piu' di 2.000".
Ha poi aggiunto che nel 2025 le scorte di uranio si esauriranno e gia' oggi non c'e' acqua sufficiente per raffreddare i reattori.
La rivoluzione ecologica, spiega Rifkin, sta nel trasformare le case in vere e proprie centrali energetiche, grazie a pannelli solari termici e fotovoltaici, mini-pale eoliche, impianti geotermici.
(Fonte: Lanuovaecologia)

LA FOLLIA DELL'ACQUA MINERALE IN BOTTIGLIA
Nonostante l'acqua comunale del rubinetto sia mooolto piu' economica, mooolto meno inquinante e meglio controllata dell'acqua in bottiglia, l'Italia e' ancora il paese leader in Europa per consumo di minerale.
Secondo l'annuale rapporto di Legambiente e Altraeconomia, nel 2007 ne sono stati consumati ben 12,4 miliardi di litri, 196 litri pro-capite all'anno.
A livello mondiale, per questo tipo di consumo, siamo al terzo posto, dopo Emirati Arabi (260 litri/anno pro capite) e Messico (205 litri/anno pro capite).
Alle multinazionali dell'acqua, con le loro 321 le marche vendute, gli italiani fruttano 2,25 miliardi di euro (2007).
Se il danno non basta c'e' anche la beffa: per prelevare e imbottigliare l'acqua, le aziende pagano canoni di sfruttamento alle Regioni. Questi canoni sono irrisori e in molti casi vengono calcolati in base alla superficie data in concessione e non alla quantita' di acqua prelevata!
Secondo quanto riportano i Verdi, solo Toscana e Valle d'Aosta starebbero cambiando le regole.
NON ABBIAMO BISOGNO DELL'ACQUA IN BOTTIGLIA!
In Italia siamo cosi' fortunati che addirittura nel nostro cesso scorre dell'ottima acqua potabile!

ANDATE A LAVORARE COI MEZZI PUBBLICI!
Fa bene alla salute. Lo rivela una ricerca canadese della School of Community and Regional Planning della University of British Columbia.
Secondo le linee guida dell'OMS bisognerebbe fare almeno 30 minuti di esercizio fisico al giorno per 5 giorni alla settimana.
Chi usa i mezzi pubblici come bus e metro', tra scale, sali-scendi e spostamenti verso le fermate, raggiunge questa "quota di movimento" senza problemi e senza il bisogno di ritagliarsi costosi spazi in palestra.
Migliora lo stato di salute generale e si riduce il rischio di malattie cardiovascolari.
Se l'inefficienza del trasporto pubblico vi stressa, prendete due antidepressivi.
(Fonte: Repubblica)

APES HELPING APES
Stando andando a ruba i dipinti della serie "Apes Helping Apes", scimmie che aiutano altre scimmie. Si tratta di quadri disegnati da scimmie orangotango e bonobo e i proventi delle vendita vanno a favore di progetti per la salvaguardia della specie.
L'anno scorso la stessa campagna ha fruttato 16.725 dollari che hanno finanziato due progetti in Ruanda e a Sumatra.
Per maggiori informazioni http://www.greatapetrust.org/

7 MILIARDI DI ALBERI? SI PUO'
Il grande e inaspettato successo della Campagna internazionale del Programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep) lanciata nel 2006, con due miliardi di alberi piantati in soli 18 mesi (l'obiettivo iniziale era della meta') ha spinto l'organizzazione ad alzare il traguardo a 7 miliardi di alberi da piantare entro la fine del 2009.
L'idea di coinvolgere amministrazioni pubbliche, comunita', associazioni, scuole fino ai singoli individui per piantare alberi in tutto il mondo e' stata ispirata dal Kenya green belt movement che ha fatto guadagnare alla sua fondatrice, l'ecologista kenyana Wangari Maathai, il Nobel per la pace, ed e' sempre lei la promotrice della campagna Unep.
Tra le nazioni che hanno aderito al programma la piu' ecologica e' stata l'Etiopia dove sono stati piantati 700 milioni di alberi, seguita dalla Turchia con 400 milioni, dal Messico con 250 milioni e dal Kenya con 100 milioni.
(Fonte: Misna)

I PIPISTRELLI SONO IL MIGLIOR PESTICIDA
Altroché vampiri o animali brutti e inutili: i pipistrelli sono dei veri amici dell'uomo.
Uno studio pubblicato dalla rivista scienze, infatti, svela che i "topi volanti"
sono un ottimo insetticida naturale: sono più efficaci degli uccelli nel difendere
le piantagioni dagli insetti nocivi.

DIMINUISCONO I COSTI DELLE FONTI RINNOVABILI
Entro il 2012 l'energia prodotta dal sole costera' quanto quella prodotta
da combustibili fossili e meno di quanto si preventiva per l'energia nucleare .
Secondo Earth Policy Institute tra il 1990 e il 2006 il prezzo del modulo fotovoltaico
e' dimezzato, passando da 7,47$/Wp a 3,84$/Wp.
(Fonte: Ansa Ambiente)

TRENI EOLICI IN BELGIO
Sempre in tema di fonti energetiche ecologiche, il Belgio ha deciso di alimentare i suoi treni ad alta velocita'
con energia eolica prodotta da impianti installati lungo le linee ferroviarie.
Entro il 2010 voleranno!
(Fonte: Greenreport)

 


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